Avessi vistolo vedresti forse ancoraavessi vistolo vedresti pure oraLa gioia della donna che amavoi chilometri che macinavocome stavo bene allora e non era proprio come oraun legame assurdoun chilometro di complicità quell’affetto che mi circondavama che dava estrema libertà Averla a fiancoera come una sicurezzaanche se ora sto pensandoche sapevo fosse una sciocchezzaE mi vedoContinua a leggere “Avessi visto”
Archivi dell'autore:silk
Ilaria
Mi hai disegnato le maniMentre dormivo Confidenza naturaleMio tutto di alloraRicordo la tua voceE la rosa gialla rimane lìCome il ricordo dei tuoi capelli violaDisegnavi come chi saPerché sapevi Roberto Camponizzi – Silk – scritta tra il 2025 e il 2026. Il fatto è che quei disegni non li trovo, non c’è verso; so cheContinua a leggere “Ilaria”
44.417, 9.148 (ovvero “succede che”)
succede che il postodove hai baciato con amorela donna unicao che per te lo era,quel posto,dicevo,immerso nel verde e nel silenzioe un panorama di una valle boscosae bello quanto bastae che ci si arrivava benein auto succede che il postosia un po’ cambiato succede che ora c’è su una discarica,nascosta dai monti,nascosta dal verde,coperta dalContinua a leggere “44.417, 9.148 (ovvero “succede che”)”
Innovazioni: al televisore domestico non basta l’antenna – (Es war einmal, als ich zwei Knöpfe drückte, und Sie sahen RAI)
Sei anziano. Accendi la TV. Si accende su Italia 53 e c’è un’asta. Cambi canale, si apre un pop up. Consenso alla Privacy. A tutto schermo. Non capisci , schiacci tasti a caso. Schiacci l’uno che c’è il primo. Niente. Schiacci un altro tasto. Domanda in inglese, si-no. Non sai l’inglese. Schiacci il tasto OK.Continua a leggere “Innovazioni: al televisore domestico non basta l’antenna – (Es war einmal, als ich zwei Knöpfe drückte, und Sie sahen RAI)”
Occhi (conversazione tratta da una telefonata vera)
– lo hanno fatto di nuovo– sei sicura?– la mia amica, ieri. Me lo ha detto. Non so come fai a non vergognarti, mi fai scappare lavoglia di vederti– che amica?– smettila– sei arrabbiata?– secondo te?– hanno fatto cosa? Ma chi? Cosa c’entro io?– nel suo studio, ieri. Tu. Sei tu come sempre.– eravamo assiemeContinua a leggere “Occhi (conversazione tratta da una telefonata vera)”
L’anziana Signora di trentasette anni che mangia bistecche molto alte e probabilmente al sangue
Linea 1Caricamento VoltriQuasi a SampierdarenaInterno autobustardo pomeriggioLuce fiocaper sole pallidoe cielo da maccaia. Signora anziana,molto anziana,pesantemente truccata,con dei sacchetti da clochardCredo emanasse un certo odorechè tutti erano a distanzaanche e non solo per questo. Parlava da solama anche a tuttia VOCE ALTA: “VE LO DICO IO:CHE HO TRENTASETTE ANNI,SE NON CI CREDETE CHIEDETE IN QUESTURAALContinua a leggere “L’anziana Signora di trentasette anni che mangia bistecche molto alte e probabilmente al sangue”
Scrivo poesie non sempre belle e qualcuno per questo mi chiama poeta ma è un imbroglio costruito sul nulla.
Almeno so d’esser poetautile a niente e che scrive anche malee non mi piace neanche la parola.Poeta.Come se fosse chissà cosa… Un inutile titolo pomposoanche perchédiffusamentenon “si sa” di poesia. Alle persone piacciono le definizioni;è forse per questoche mi graffianocon questo appellativoe per far capire cosa scrivoannuisco stupidamente;mi tocca dir poeta, scrittore,uomo di penna. (UomoContinua a leggere “Scrivo poesie non sempre belle e qualcuno per questo mi chiama poeta ma è un imbroglio costruito sul nulla.”
Being There (Oltre il giardino)
Nella mia torre d’avorio Vivo senza un sorrisoMa a volte rido Che sembra strano Per uno che non sorride E sono anche pieno di energia Anche se a volte sono fiacco Ma accade raramente (Intendo esser fiacco) Mentre più spesso non sorrido E questo può essere un problema Per uno che spesso ride Nella suaContinua a leggere “Being There (Oltre il giardino)”
Sorridi un po’ ogni tanto, magari di nascosto se proprio non vuoi farti vedere
Sorridi un po’ ogni tantoMagari di nascostoSe proprio non vuoi farti vederePerché un motivo di sorridere c’èMagari non spessoMa c’èE non pensare troppoFaiPerché il sorrisoRaramente viene dal pensareMa spesso e più spesso dal fareLava per terraStendiStiraZappaCostruisciRompiFai che ti facciano male le bracciaO le gambeO ritrovati con tutte le ossa rotteMa faiE sorridi ogni tantoCon gliContinua a leggere “Sorridi un po’ ogni tanto, magari di nascosto se proprio non vuoi farti vedere”
Del muratore e del rispetto
Era la fine gli anni novanta, anzi, forse poco dopo il duemila e mi trovavo in un paesino dell’entroterra che da Masone si arrampica verso l’ovadese. Ero lì per un funerale, una persona anziana, mamma di un collega; a quei tempi ero ancora abbastanza giovane e non era ancora giunta l’età nella quale questi eventiContinua a leggere “Del muratore e del rispetto”