Le poesie sono dirette, questo è che ciò che mi spinge a scriverle; la necessità di esprimere dei sentimenti forti, cosa che non sempre si può ottenere con la prosa e il racconto, esprimere emozioni, non necessariamente facenti parte del mio vissuto, in modo che il lettore possa ricevere una sensazione forte, che colpisca prima lo stomaco piuttosto che la mente o il cuore.
Questo articolo è un esercizio per me inedito in quanto ho intenzione di andare oltre il risultato da me ambito ma di dare anche la spiegazione con analisi e commento di come questa poesia, come tante altre, nasca dall’esigenza di esprimere un sentimento e illustrare come sia arrivato a farlo, le motivazioni della forma, delle parole ed anche del titolo. “Cattedrali”, ad ogni buon conto, è stata scritta in poche decine di minuti ma ogni parola, ogni pausa, è ponderata e studiata ed ha una motivazione.
Il mio consiglio è di leggere il testo. Se vi soddisfa, se vi arriva a stomaco e cuore, potete anche non proseguire.
“Cattedrali”
Non importa se è tutto sbagliato
e non mi importa di ciò che fu
Siamo qua.
Ora.
Non siamo chi ci ha preceduto
siamo quelli di adesso
E prendiamo il buono
E scordiamo il male di ieri
assaporando il miele di oggi
che viene da stagioni antiche
e prepariamo sia il fiele che il miele
per oggi
qua
ora
adesso.
Fiele che sarà dimenticato
Miele per chi vivrà domani l’oggi.
Luogo e circostanza: la poesia è stata scritta nel 2017, a marzo, durante una breve feria ad Annecy, in Alta Savoia. Città particolare, affascinante, che sorge su un lago e si immerge in stretti canali tra casa e casa. Ero solo tra quei canali ed ho girato ore fino a trovarmi di fronte all’Église Saint-Maurice. Da cristiano evangelico proveniente dal cattolicesimo ho comunque presente di quanto questi edifici costruiti da mano d’uomo non sono un tabernacolo, Dio è presente nel cuore di chi crede e non in in un edificio, è presente negli occhi di coloro che soffrono (“quello che avete fatto a loro lo avete fatto a me”) ma anche di coloro che gioiscono. Un contrasto sul quale non ho intenzione di fare il punto centrale dalla mia analisi ma è indispensabile per capire la genesi del mio scritto che si discosta da una cultura ed una fede religiosa molto distante dal cattolicesimo preponderante nel nostro Paese. In alcune chiese le statue mi turbano, come idoli, e le visito malvolentieri, in altre mi sento a mio agio a pregare nel silenzio e parlare con Colui che è in questo silenzio. Église Saint-Maurice è in stile gotico. Gotico e aspro,duro, asciutto, con pochi abbellimenti vani. Ero pienamente a mio agio.
Nella solitudine di questa chiesa posta in mezzo a strade colme di gente festante ho passato un buon momento di serenità e riflessione ma contemplando quasi da spettatore il mio dolore dovuto a mie vicende personali di quel periodo. Visitandola ho fatto caso ad una targa che illustrava come Annecy, durante il tempo di Calvino a Ginevra, accolse i cattolici che sfuggivano alle persecuzioni degli evangelici protestanti. Fu una guerra intestina crudele nel nome di un Dio che ognuno voleva far suo e che mai ha chiesto di spargere sangue per provare la propria visione.
Ed ho pensato che mentre i cattolici uccidevano i protestanti i protestanti facevano altrettanto; non occorre andare molto lontano per aver contezza di quanto la religione possa essere strumentalizzata per nascondere la mancanza di fede. Pensiamo al Brasile di Bolsonaro, alla Colombia con il suo recente colpo di Stato e ai suoi nuovi tiranni, agli estremisti che ancora oggi seminano il loro odio. Gli esempi non mancano.
Ma io ero li’, nel presente. In quel preciso momento. E i miei pensieri, la mia poesia, hanno preso spunto da quello ma ne sono svincolati allo stesso momento. Non è e non vuole essere una poesia sulla religione ma è una poesia sulla condizione umana.
Non importa se è tutto sbagliato
e non mi importa di ciò che fu
Siamo qua.
Ora.
Noi non siamo quelli che hanno vissuto prima di noi, non abbiamo le loro responsabilità. Anche per la legge la responsabilità penale è personale e non collettiva. Noi siamo quelli che vengono dopo di loro, stiamo scrivendo una nuova storia. Ora.
Non siamo chi ci ha preceduto
siamo quelli di adesso
Di chi è venuto prima di noi possiamo trarre lezione per non ripetere gli stessi errori
E prendiamo il buono
E per vedere il domani dobbiamo non far nostro il male di chi ci ha preceduto (che non vuol dire dimenticare, vuol dire letteralmente non far nostro), e godere della dolcezza del nostro presente (in questo caso ho usato la il termine “miele” che ricorda ataviche sensazioni di abbondanza e che si ritrova citato spesso nelle Scritture, cosa adatta al luogo). Questo miele è il risultato della nostra storia collettiva e personale (in questo caso una non esclude l’altra) ma nella nostra condizione attuale va messo a disposizione. Ma siamo umani, e sappiamo che non riusciremo a preparare solo il miele ma anche qualcosa di amaro e inevitabilmente riversiamo su noi stessi e su chi ci circonda. E lo prepariamo qua, adesso, perchè è questo il momento nel quale stiamo vivendo.
E scordiamo il male di ieri
assaporando il miele di oggi
che viene da stagioni antiche
e prepariamo sia il fiele che il miele
per oggi
qua
ora
adesso.
Come nelle persecuzioni di un tempo il fiele spesso sarà dimenticato, come spesso le lezioni del passato vengono dimenticate e si ripetono. Quello che importa è che il miele che prepariamo per adesso sarà indispensabile a coloro che verranno dopo di noi per mitigare l’amarezza del fiele. Il miele, scientificamente, non scade. Si parla di oltre 3000 anni di conservazione. Il fiele scade, diventa innocuo.
Fiele che sarà dimenticato
Miele per chi vivrà domani l’oggi.
Nella mia vita era giunto il momento di iniziare a riporre l’ampolla di fiele per dare spazio ai vasi di miele e dovevo cominciare ad assaporarlo per perseverare nel cammino che mi ha portato ora, a quasi due anni di distanza, ad averne ancora. Nonostante fosse così terribile il fiele che ho dovuto trangugiare e proverò sicuramente ancora ho un otre nuovo nel quale questo miele abbonda. Otre e cuore si somigliano in fondo.
Ora potete scegliere se apprezzare (o disprezzare) la mia poesia senza spiegazioni oppure essere consci che scrivere poesie non è mettere giù due righe andando a capo a caso. Per me la vostra scelta può essere importante o meno ma in fondo non cambia niente. Spero che cambi qualcosa in voi.
Roberto, Dicembre 2019.
Nella foto particolare dell’Église Saint-Maurice d’Annecy